Alcuni incontri forse sono scritti nel destino, o forse in un algoritmo particolarmente poetico. Ho scoperto Lorenzo Prattico (su Instagram lo trovate come @prattquello) in un pomeriggio qualunque, attraverso un video in cui parlava della pizzeria della mia adolescenza. È bastato quel frammento di memoria condivisa per far scattare qualcosa. Il passo dal "segui" all'acquisto del suo libro, "Questa fame che non smette mai" (edito da Mondadori), è stato naturale, quasi urgente: dovevo capire come quella stessa fame si fosse trasformata in inchiostro.
Se vi aspettate il classico libro del content creator di turno, siete fuori strada. Questo volume non è un ricettario, né un semplice diario di viaggio per foodie incalliti. È, piuttosto, un archivio delle emozioni umane sapientemente mascherato da itinerario gastronomico.
L'innesco: un trauma che diventa viaggio
La premessa del libro è brutale nella sua onestà: la morte di un padre mai conosciuto davvero. È questo lutto irrisolto a diventare l’innesco per una fuga che è, in realtà, una ricerca profonda.
Lorenzo non viaggia per scappare dal dolore, ma per catalogare frammenti di sé attraverso il contatto con l'altro. Dagli onigiri di Tokyo al suaasat della Groenlandia, ogni piatto non è solo cibo, ma un supporto mnemonico.
Da archivista, ho ritrovato in queste pagine una meticolosità commovente nel conservare l'effimero: un odore, un incontro, un dolore che si placa solo masticando.
Prattico si muove nel mondo come un collezionista di istanti, consapevole che il sapore di un piatto strano, consumato a migliaia di chilometri da casa, può diventare il custode perfetto di un ricordo d'infanzia o di una ferita aperta.
La prosa della verità: scrivere come si mangia
La vera forza di "Questa fame che non smette mai" risiede nella sua lingua. Lorenzo scrive come mangia: senza filtri, con una sincerità che spiazza e che cerca sempre la parola esatta, quella che sa di fumo, di mare e di terra.
Attraverso una struttura corale, i suoi sette viaggi nel mondo diventano le tappe di un'evoluzione del trauma profondamente terapeutica. In questo percorso, il cibo fa quello che la grande letteratura ha sempre cercato di fare: unire i puntini tra solitudini diverse. Ci insegna che il vuoto di una perdita non va riempito a forza o affogato, ma esplorato, masticato e infine accettato come parte del proprio bagaglio.
I 7 VIAGGI DEL LIBRO:
[Dal Giappone alla Groenlandia] ➡️ Tappe di un'evoluzione terapeutica
[Il Cibo] ➡️ Strumento per unire solitudini diverse
[Il Vuoto] ➡️ Non da riempire, ma da accettare
Un'autenticità rara nel panorama editoriale
In un panorama editoriale oggi saturo di progetti costruiti a tavolino per sfruttare l'onda dei follower, il libro di Lorenzo Prattico spicca per la sua assoluta e disarmante autenticità.
Che siate viaggiatori zaino in spalla o lettori da poltrona, queste pagine vi lasceranno addosso due cose:
Una voglia matta di partire e assaggiare il mondo.
La spinta a perdonarvi per quella fame di vita che, a volte, vi fa sentire così fuori posto.
Infondo, la pizza non sbaglia mai. E se a me un semplice trancio di pizza virtuale ha fatto scoprire questo libro e viaggiare per il mondo, sono certa che perdersi tra queste pagine non deluderà nessuno di voi.
Voi conoscete già Lorenzo?
Vi siete mai affidati al cibo per curare una ferita o per ricordare qualcuno che non c'è più?
Fatemelo sapere sotto al post di IG!
vi aspetto!